S:2 – Ep.40
Natale Palli è una persona qualunque.

Discendente della famiglia ticinese dei Palli del paese di Pura, al confine con l’Italia sul lago di Lugano, nacque a Casale Monferrato il 24 luglio 1895 e compì gli studi primari e secondari presso le scuole della città natale, iniziando poi a frequentare il corso di Ingegneria presso il Politecnico di Milano.
Arruolatosi giovanissimo nel Regio Esercito, volontario in un reggimento di fanteria di stanza nella città lombarda nel corso del 1914, con ferma annuale, l’entrata in guerra del Regno d’Italia, avvenuta il 24 maggio 1915, lo trovò con il grado di sergente.
Nel mese di luglio fu promosso al grado di sottotenente di complemento, ma, rimasto affascinato dal mondo dell’aviazione, chiese, ed ottenne, di essere assegnato al Corpo Aeronautico Militare, conseguendo il brevetto di pilota militare il 15 ottobre 1915 sul campo d’aviazione di Cameri a Novara.
Il 27 ottobre venne inviato in zona d’operazioni, assegnato alla 2ª Squadriglia di aviazione per l’artiglieria di base a Pordenone, e nel marzo 1916 fu trasferito alla 5ª Squadriglia per l’artiglieria operante nel settore che andava da Plava a Tolmino, eseguendo missioni di ricognizione anche su Trieste.
Nel settembre successivo fu trasferito alla 48ª Squadriglia di base a Belluno e nel mese di novembre fu decorato con la medaglia di bronzo al valor militare dal generale Mario Nicolis di Robilant, comandante della 4ª Armata.
Il 24 aprile 1917 fu decorato con una prima medaglia d’argento al valor militare per una rischiosa missione di ricognizione sul Tirolo e nell’agosto dello stesso anno venne mandato sul campo d’aviazione della Malpensa, dove conseguì l’abilitazione al pilotaggio del nuovo velivolo Ansaldo S.V.A., per essere quindi assegnato alla fine di ottobre alla 1ª Sezione SVA, aggregata alla 75ª Squadriglia Caccia destinata alla difesa di Verona.
Nel novembre successivo entrò in servizio presso la 75ª Squadriglia da caccia di stanza a Castenedolo; in dicembre fu trasferito alla 72ª Squadriglia Caccia e nel gennaio 1918 alla 71ª Squadriglia Caccia di Sovizzo.
Promosso capitano il 3 febbraio 1918, tre giorni dopo venne decorato con la Croix de guerre dal re del Belgio Alberto I, ma non finisce qui, per una ricognizione su Innsbruck, effettuata il 20 febbraio fu decorato con una seconda medaglia d’argento e, verso la fine del mese successivo, venne mandato presso la 103ª Squadriglia di stanza sul campo d’aviazione di San Vito dei Normanni, in provincia di Brindisi, per effettuare alcune missioni sul basso Adriatico che gli valsero la concessione della terza medaglia d’argento al valor militare.
Passato in forza alla 87ª Squadriglia “Serenissima” di stanza all’aeroporto di San Pelagio, prese parte al volo su Vienna insieme al maggiore Gabriele D’Annunzio e per questo fatto venne insignito della Croce di Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia.
Il volo era in progettazione da tempo da parte del Comando supremo militare italiano, su indicazione di Ugo Ojetti, giornalista e scrittore nonché comandante della sezione propaganda del Comando supremo.
D’Annunzio aveva proposto in passato un’operazione simile, ma le sue idee non erano state approvate; saputo però dell’iniziativa, cercò di prendervi parte anche se come semplice passeggero, in quanto era sprovvisto del brevetto di volo.
Inizialmente approvata, la sua partecipazione divenne in forse a causa della perdita del SVA9 da addestramento biposto, ma un secondo velivolo fu approntato in tempo da Giuseppe Brezzi, modificando il serbatoio del carburante a forma di sedile, ribattezzato macabramente “la seggiola incendiaria”.
Lo SVA modificato, pilotato dal capitano Natale Palli, poteva così prendere parte al “folle volo”, giunse così l’autorizzazione necessaria all’impresa.
Un primo tentativo venne compiuto il 2 agosto, ma a causa della nebbia incontrata sulle Alpi e in Pianura Padana i tredici apparecchi che vi parteciparono dovettero rinunciare; sette velivoli riuscirono a ritornare alla base, mentre altri furono costretti ad atterrare in campi diversi e tre aerei risultarono perfino inutilizzabili.
Un secondo tentativo si ebbe l’8 agosto, ma il vento contrario mandò a monte l’impresa anche questa volta e dopo questi due fallimenti, il progetto dannunziano rischiò seriamente di esser rimandato in un futuro indeterminato e in ogni caso molto lontano; D’Annunzio, tuttavia riuscì a ottenere che il volo si effettuasse il giorno successivo, anche per sfruttare al massimo l’«effetto sorpresa», già parzialmente compromesso avendo il tenente Censi gettato un ingente carico di volantini in territorio austriaco per alleggerire il velivolo.
Finalmente, alle 5:30 del 9 agosto dal Campo di Aviazione di San Pelagio nel comune di Due Carrare (PD), partirono gli undici apparecchi, dieci SVA monoposto e uno SVA modificato a due posti, guidato dal capitano Palli, nel quale si trovava D’Annunzio.
Pochi minuti dopo la partenza, il capitano Alberto Masprone fu costretto da un’avaria a un atterraggio di fortuna, nel quale il velivolo fu danneggiato e Masprone si ruppe la mandibola.
Il tenente Vincenzo Contratti e il sottotenente Francesco Ferrarin dovettero a loro volta riportare indietro gli aerei a causa di un irregolare funzionamento del motore e il tenente Giuseppe Sarti, infine, fu costretto ad atterrare per un arresto del motore, posandosi sul campo di Wiener Neustadt e incendiando il velivolo prima di essere preso prigioniero da ufficiali austriaci.
Gli otto aerei superstiti proseguirono il proprio volo verso la capitale austriaca, organizzati a cuneo e guidati dai seguenti piloti: il capitano Natale Palli e Gabriele D’Annunzio; il tenente Ludovico Censi; il tenente Aldo Finzi; il tenente Giordano Bruno Granzarolo; il tenente Antonio Locatelli; il tenente Pietro Massoni; il sottotenente Girolamo Allegri detto «Fra’ Ginepro» per la folta barba.
Dopo aver sorvolato la valle della Drava, i monti della Carinzia e infine le città di Reichenfels, Kapfenberg e Neuberg senza incontrare nessun ostacolo da parte dell’aviazione austriaca, solo due caccia austriaci che avevano avvistato la formazione e che si affrettarono ad atterrare per avvertire il comando, ma non furono creduti, e dopo aver superato formazioni temporalesche, la squadra italiana giunse su Vienna in gruppo compatto alle 9:20, mentre nelle strade e piazze sottostanti si stava verificando un grande concorso di folla, impaurita della presenza degli aeromobili e dall’eventualità di un bombardamento aereo.
Grazie alla limpidezza del cielo, lo stormo poté abbassarsi a una quota inferiore agli 800 metri e lanciare i manifesti, anche se quelli di D’Annunzio furono preparati solo in 50 000 copie e solo in italiano a causa del tono pomposo giudicato inefficace.
Il testo di D’Annunzio venne giudicato mancante di efficacia, nonché impossibile da rendere correttamente in tedesco, da Ferdinando Martini, per questo, contrariamente a quanto a volte si crede, il principale manifesto lanciato in 350 000 copie non fu quindi quello di D’Annunzio bensì quello redatto da Ugo Ojetti, che fu tradotto in tedesco per essere compreso dalla popolazione di Vienna:
VIENNESI! Imparate a conoscere gli italiani. Noi voliamo su Vienna, potremmo lanciare bombe a tonnellate. Non vi lanciamo che un saluto a tre colori: i tre colori della libertà. Noi italiani non facciamo la guerra ai bambini, ai vecchi, alle donne. Noi facciamo la guerra al vostro governo nemico delle libertà nazionali, al vostro cieco testardo crudele governo che non sa darvi né pace né pane, e vi nutre d’odio e d’illusioni.
VIENNESI! Voi avete fama di essere intelligenti. Ma perché vi siete messi l’uniforme prussiana? Ormai, lo vedete, tutto il mondo s’è volto contro di voi. Volete continuare la guerra? Continuatela, è il vostro suicidio. Che sperate? La vittoria decisiva promessavi dai generali prussiani? La loro vittoria decisiva è come il pane dell’Ucraina: si muore aspettandola.
POPOLO DI VIENNA, pensa ai tuoi casi. Svegliati! VIVA LA LIBERTÀ! VIVA L’ITALIA! VIVA L’INTESA!
Dopo aver sganciato i manifestini lo stormo prese la via del ritorno, scegliendo un percorso diverso da quello intrapreso all’andata per scongiurare il verificarsi di attacchi della contraerea e dopo aver valicato le Alpi, la formazione aerea sorvolò Lubiana, Trieste e Venezia, dove D’Annunzio scelse di far cadere un messaggio augurale per comunicare all’ammiraglio e al sindaco il felice esito dell’impresa; alle 12:40, infine, gli aerei rientrarono al campo di San Pelagio dopo aver percorso in sette ore e dieci minuti mille chilometri, di cui ottocento su territorio austriaco, a sfida di ogni avversità balistica e aerea.
Il volo su Vienna, pur essendo stato militarmente inoffensivo, ebbe una vastissima eco morale, psicologica e propagandistica sia in Italia sia all’estero, e compromise sensibilmente l’opinione pubblica dell’Impero asburgico.
La stessa stampa austriaca accolse favorevolmente l’«incursione inerme», così fu definita, degli aerei italiani a Vienna: analogamente, il Frankfurter Zeitung condusse una critica aspra e virulenta «non contro gl’Italiani, ma contro le autorità, a cui i Viennesi devono gratitudine per la visita degli aviatori.
Non occorre dire quale catastrofe poteva accadere se, invece di proclami, avessero gettato bombe e ancora oggi non si comprende come abbiano varcato centinaia di chilometri senza essere avvistati dalle stazioni di osservazione austriache».
Natale Palli fu poi trasferito per qualche tempo sul fronte francese sempre insieme con D’Annunzio, compì insieme al Vate un’ardita ricognizione su Lienz.
A cannoni fermi, il 20 marzo del 1919 dopo il termine della prima guerra mondiale, durante il raid Padova-Parigi-Roma, tentato insieme all’amico Francesco Ferrarin, altro componente che tentò il “folle volo” dannunziano, per un guasto al velivolo fu costretto ad atterrare sul Mont Pourri, nei pressi di Sainte-Foy, dove morì assiderato.
La sua salma fu trasportata a Casale Monferrato dove, il 27 marzo 1919, gli furono tributate solenni onoranze funebri alla presenza di un’immensa folla, di Gabriele D’Annunzio e dei piloti della “Serenissima”, con la sola eccezione di Antonio Locatelli che si trovava in Argentina.
Ma questa, è un’altra storia.

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