Alfonso Maria Mistrangelo

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Alfonso Maria Mistrangelo
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Alfonso Maria Mistrangelo

E’ stato un cardinale e arcivescovo cattolico italiano.

Nacque a Savona il 26 aprile 1852 e fu ordinato sacerdote il 17 marzo 1877 per l’ordine degli scolopi.

Il 16 gennaio 1893 divenne vescovo di Pontremoli, dalla cui sede venne trasferito a Firenze il 19 giugno 1899.

Tenne un sinodo diocesano nel 1905 e compì un’accurata visita pastorale.

Migliorò inoltre i seminari dell’arcidiocesi e istituì il convitto ecclesiastico.

Promosse lo sviluppo inoltre del bollettino diocesano e fece sì che l’azione cattolica fosse organizzata in maniera definitiva, ottenendo per donazione papale una sede dentro un’ala di Palazzo Pucci.

Il 21 ottobre 1923, volle essere presente alla posa della prima pietra dell’Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa di don Giulio Facibeni.

Appoggiò il Partito Popolare.

Papa Benedetto XV lo elevò al rango di cardinale nel concistoro del 6 dicembre 1915 con il titolo di Santa Maria degli Angeli, conservando anche il ruolo di arcivescovo.

Morì il 7 novembre 1930 all’età di 78 anni.

fonte: wikipedia

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Il fondatore

Oscura figura nascosta a tutti.

Appartenenza alla massoneria e appartenenza alla Chiesa cattolica sono per quest’ultima inconciliabili, e più volte questa è stata espressa solennemente dal clero.

Un cattolico che entrasse a farne parte e operasse nell’ambito della massoneria incorrerebbe in scomunica, disapprovazione o interdetto.

La lettera apostolica di papa Clemente XII In eminenti apostolatus del 1738 contiene la dichiarazione di scomunica per il cattolico che appartenga a qualunque titolo a un’associazione massonica.

Tale scomunica fu ribadita dal canone 2335 del Codice del 1917, per poi essere abrogata il 27 novembre 1983 con l’entrata in vigore del nuovo Codice di diritto canonico, che fa un elenco tassativo delle possibili scomuniche e non vi include quella nei confronti dei massoni.

fonte: wikipedia

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L’elvetico

Dura sospettosa spia, disposta a tutto per raggiungere il suo scopo, anche usando mezzi ‘non consoni’.

L’Evidenzbureau o Evidenzbüro è stato il servizio di spionaggio militare austro-ungarico, dipendente dallo stato maggiore generale.

Alla fine del XIX secolo con l’intensificarsi della concorrenza delle grandi potenze europee, si rafforza anche l’attività del servizio segreto militare austro-ungarico.

Con il mutato interesse imperiale, dovuto al cosiddetto “inorientamento”, l’attività di spionaggio si rivolge verso Sud e verso Est, ovvero in direzione dei Balcani e della Russia.

Una minore attività, non priva di successi viene rivolta in direzione dell’Italia nel primo decennio del nuovo secolo.

Questa intensificata attività fu ben ricambiata dalla Russia, come dimostra la crisi politica e militare nazionale scatenata dalla scoperta nel 1913 del doppio gioco a favore di Mosca di Alfred Redl, già vicecapo reggente dell’Evidenzbureau.

Con lo scoppio della guerra, l’Evidenzbureau fu potenziato significativamente, sia in termini di nuove funzioni legate allo spionaggio ed ai nuovi mezzi e tecniche di trasmissione, sia per quanto concerne la forza operativa.

Negli ultimi anni di guerra l’Evidenzbureau del colonnello Max Ronge entrò, per l’attività di controspionaggio, in stretto coordinamento con la Staatspolizei (StaPo), e contò, come forza effettiva su 300 ufficiali, 50 impiegati, 400 agenti di polizia, 600 soldati e 600 informatori.

Per quanto concerne l’attività di spionaggio all’estero, a differenza dei servizi militari di altre potenze europee, l’Evidenzbureau si coordinò efficacemente con il personale diplomatico del ministero degli Esteri.

Il colpo di Zurigo fu un’azione di spionaggio compiuta dai servizi segreti italiani – in particolare dal Servizio informazioni della Regia Marina – in una notte negli ultimi giorni di febbraio del 1917.

L’operazione permise di individuare e neutralizzare la centrale dello spionaggio austriaco per l’Italia, collocata nel Consolato austro-ungarico all’ultimo piano di un edificio sito tra la Seidengasse ed il civico 69 della Bahnhofstrasse di Zurigo.

fonte: wikipedia

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Tenente, pilota. Gianni Delrio

Personaggio al quanto particolare, avvezzo all’alcool, caratteristica che non si concilia con il pilotare un velivolo solitamente. Ha scatti di ira difficilmente controllabili e utilizza un gergo più attribuibile ad un marinaio che ad un ufficiale della regia Aeronautica Italiana.

Thomas Fitzpatrick

Thomas Fitzpatrick

E’ conosciuto per i suoi due voli da ubriaco in cui, sorprendentemente, è riuscito a far atterrare l’aereo in mezzo alle strade di New York.

La prima di queste sue imprese risale al 30 settembre del 1956: il pilota, allora 26enne, stava bevendo in un bar di Manhattan alle tre del mattino quando qualcuno ha scommesso con lui che non sarebbe potuto arrivare lì dal New Jersey in 15 minuti, Fitzpatrick è andato in New Jersey, alla Teterboro School of Aeronautics, e ha rubato un aereo.

Senza luci e radio, lo ha guidato fino ai pressi del bar, alla St. Nicholas Avenue, vicino alla 191esima Strada, dove ha effettuato quello che è stato definito “un atterraggio impeccabile”.

L’impresa è ancora più stupefacente se si pensa che Fitzpatrick ha condotto l’aereo in mezzo a due file di macchine parcheggiate.

Il pilota se l’è cavata con una multa, visto che il proprietario dell’aereo ha rinunciato a fare denuncia.

Sarà forse anche per quello che, due anni dopo, il 4 ottobre 1958, Fitzpatrick ha ripetuto l’impresa.

Il proprietario di un bar non credeva al racconto del suo atterraggio in mezzo alla strada, e il pilota non ha esitato a dimostrargli che ne era totalmente capace.

La seconda volta, però, il giudice lo ha condannato a 6 mesi di prigione, per aver portato un oggetto rubato nella città. “Se fossi stato scosso per bene la prima volta, forse non sarebbe successo una seconda”.

fonte: fattistrani.it

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Maggiore. Edmondo Soldati.

Fermo alto ufficiale italiano che raccoglie la ‘squadra sperimentale C’ tramutandola nella ‘squadra ombra’, ai suoi soli ordini solo dopo qualche mese dalla loro assegnazione al Tenente Riva. Non ama far valere il suo grado militare ma a necessità di certo non si tira in dietro. Riuscirà a farsi rispettare dai suoi uomini diventando un figura di riferimento per loro.

1914

31/12/1918 Congedo

Gaetano Giardino

Gaetano Giardino

Esce dall’Accademia come sottotenente al 8° bersaglieri nel 1882.

Presta servizio in vari reggimenti e viene destinato nel 1887 alle truppe d’Africa.

A Cassala, nel 1894, il Tenente Giardino guadagna una Medaglia d’Argento coi pochi ufficiali bersaglieri che componevano il comando e lo stato maggiore delle forze coloniali.

Rimpatriato con promozione presta servizio al 6° Reggimento Bersaglieri come capitano.

Frequenta la Scuola di Guerra e il Comando di Stato Maggiore classificandosi coi primi.

Fra il 1904 e il 1911 è maggiore al 3° Reggimento poi Capo di Stato Maggiore alla Divisione di Livorno e poi di Napoli.

Il nome del personaggio “Edmondo” è il nome proprio del Colonnello del 7° Reggimento alpini “Feltre”, Colonnello nel periodo 1992/93 quando l’autore vi era accorpato.

fonte: montegrappa.org

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Sig. Alan Bersciacque

Sostituisce il maggiore Soldati nel 1916 diventando il loro nuovo comandante. Francese di origine, non è di certo di estrazione militare o quanto meno non ne è più affine, è un duro superiore difficile da amare. Sotto ogni corazza c’è un uomo, anche lui, forse, saprà mostrare quel lato ai suoi uomini, ma solo quando potrà veramente fidarsi di loro.

1914

Ufficiale dell’ordine della Legione d’onore

1914

Medaglia d’argento al valor militare

1915

Ufficiale dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

1916

Croce al merito di guerra

1918

Medaglia commemorativa italiana della vittoria

1918

Medaglia commemorativa guerra del ’15/’18

1919

Croix de guerre francese ’14/’18

1919

Cavaliere di Gran Croce dell’ordine militare dei Savoia

Ugo Cappelletti

Ugo Cappelletti

Irredento triestino, ingegnere, volontario di guerra e tenente nel 3º artiglieria da fortezza, già dell’Ufficio I, nomina di vice-console a Zurigo col nome di Damiani.

Il colpo di Zurigo fu un’azione di spionaggio compiuta dai servizi segreti italiani – in particolare dal Servizio informazioni della Regia Marina – in una notte negli ultimi giorni di febbraio del 1917.

Organizzatori dell’azione furono il c.v. Marino Laureati, e il t.v. Pompeo Aloisi, parteciparono a vario titolo all’azione il ten. Ugo Cappelletti, il ten. Salvatore Bonnes, il 2º c. sil. Stenos Tanzini, Remigio Bronzin, Natale Papini e l’avvocato Livio Bini.

fonte: wikipedia

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Gheneral Arnold Keller

Alto ufficiale teutonico, militare duro e intransigente, esperto di tattica e strategia è un diffidente appartenente ad un esercito, che a breve, sarà nemico di quello italiano.

Konrad Krafft

Konrad Krafft von Dellmensingen

E’ stato un generale tedesco di origini bavaresi, che prestò servizio in qualità di generale e capo di stato maggiore nei principali fronti di battaglia della prima guerra mondiale.

Si distinse per capacità e preparazione al comando dell’Alpenkorps tedesco in Italia, e per aver assunto un ruolo determinante nell’organizzazione tattica della battaglia di Caporetto contro l’esercito italiano, tanto da essere definito dallo storico Gianni Pieropan; «l’autentico deus ex machina della 12ª battaglia dell’Isonzo».

Krafft von Dellmensingen si ritirò dal servizio attivo nel dicembre 1918, e intraprese una carriera politica con lo scopo di appoggiare una restaurazione monarchica in Baviera.

Si ritirò però ben presto a vita privata, dedicandosi agli studi sulla storia delle unità bavaresi impegnate nel primo conflitto mondiale.

Nel 1937 il regime nazista dedicherà a Krafft una caserma militare nella località di Garmisch-Partenkirchen, la “Krafft von Dellmensingen Kaserne”, che con la fine della seconda guerra mondiale verrà occupata dalle truppe statunitensi e che nel 1993 diverrà la sede del “George C. Marshall European Center for Security Studies”.

Il generale Krafft von Dellmensingen morì nella sua Baviera nel 1953, a 91 anni di età.

fonte: wikipedia

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Barone. Von Wòllern

Teutonica oscura figura manipolatrice di adepti senza scrupoli, pronti a qualsiasi cosa per raggiungere il lato più buio delle credenze che il barone è capace di infondergli.

Erich Ludendorff

Erich Friedrich Wilhelm Ludendorff

Nazionalista accanito, ufficiale di eccellente preparazione teorica, dal carattere brusco e irritabile, dotato di grande energia e di notevoli capacità organizzative e strategiche, divenne durante la prima guerra mondiale il principale collaboratore del generale Paul von Hindenburg e la vera personalità dominante dello stato maggiore tedesco, conseguendo numerosi successi operativi sui vari campi di battaglia.

Dopo la sconfitta si fece teorico del concetto di guerra totale e sostenne inizialmente Adolf Hitler e il nascente nazismo, prima di ritirarsi dalla vita pubblica per abbracciare un oscuro misticismo antisemita e pagano, connesso all’epica germanica.

Come altri nazisti della prima ora portò avanti una linea alternativa all’hitlerismo e fu emarginato dalla vita politica.

Morì nel 1937, dopo aver messo in guardia l’ex alleato Paul von Hindenburg, deceduto nel 1934, dal pericolo fatale che la demagogia di Hitler, ormai detestato da Ludendorff, rappresentava per la Germania.

Morì di cancro al fegato a Monaco, dove ricevette un funerale di Stato da parte del regime, contro la sua esplicita volontà.

fonte: wikipedia

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Lieutenant colonel. Cèsar Bernard

Cinico e spietato alto ufficiale francese, diffidente e paranoico come solo un disturbato piò essere, è un insensibile esperto torturatore soprannominato ‘docteur libèration’, sollievo dato da Bernard solo con la morte.

Klaus Barbie

Klaus Barbie

Nel 1940 Barbie ottenne i gradi di Sturmführer (luogotenente) delle SS.

Venne assegnato all’ufficio dell’SD di Amsterdam, nei Paesi Bassi occupata, dove fu incaricato della deportazione degli ebrei olandesi.

Ad Amsterdam si guadagnò ben presto fama di spietato persecutore.

Nella città olandese fu protagonista di un episodio in cui dimostrò la sua efferatezza: dopo avere incrociato un venditore di gelati ebreo lo uccise a colpi di pistola in mezzo alla strada perché, a suo giudizio, la vittima non lo aveva salutato con la necessaria deferenza.

Nel 1942 fu trasferito a Lione: divenne il vice del capitano Heinz Hollert, il comandante di una unità speciale (Einsatzkommando) incaricata di stroncare i movimenti di Resistenza francese, e assunse il comando della Sezione IV, la sezione investigativa impegnata nella ricerca degli ebrei.

Nominato capo della Gestapo di Lione, con il grado di Hauptsturmführer, equivalente al grado di capitano, si distinse per la deportazione di centinaia di ebrei e la tortura ed eliminazione fisica di altre centinaia di patrioti francesi.

Stabilì il suo quartier generale all’Hôtel Terminus di Lione, che divenne presto il luogo simbolo delle torture della Gestapo nella città: escogitò il sistema di rastrellare a caso i passanti per le strade di Lione e di torturarli sino a che qualcuno stremato dal dolore non si decideva a rivelare qualche informazione rilevante, qualsiasi informazione, anche basata su una semplice diceria.

Scovò 44 bambini ebrei nascosti in un villaggio di Izieu e li fece deportare nel campo di concentramento di Auschwitz.

Il 7 giugno 1943 catturò un membro della Resistenza, René Hardy, e, attraverso le informazioni estortegli con la tortura, riuscì ad arrestare Jean Moulin, uno dei principali capi della Resistenza francese, insieme ad altri due patrioti francesi.

L’8 marzo 1944 fece arrestare il partigiano “Narbonne”, conosciuto anche come Marc Bloch, un famoso storico ebreo-francese che era entrato nella resistenza cittadina.

Nel settembre 1944, in previsione di un’eventuale avanzata degli alleati, bruciò tutti gli archivi della Gestapo di Lione, fece uccidere un centinaio di persone che conoscevano la sua attività ed eliminò ventidue agenti che lavoravano per suo conto e che si erano infiltrati nella Resistenza.

Di ciò che fece Barbie negli ultimi dieci mesi di guerra non si sa nulla: scomparve letteralmente da ogni documento, da ogni archivio, ed anche la sua scheda personale nel registro delle SS non fornisce alcuna informazione.

Il processo nei suoi confronti si celebrò dall’11 maggio al 4 luglio 1987 e la corte chiese conto a Barbie, oltre all’imputazione generica di crimini contro l’umanità, dei seguenti crimini:

  • il massacro di 22 ostaggi nello scantinato dell’edificio della Gestapo durante l’estate del 1943;
    l’arresto e la tortura di 19 persone durante l’estate del 1943;
  • il rastrellamento di 86 persone dagli uffici dell’U.G.I.F. (Union Générale des Israélites de France) il 9 febbraio 1943;
  • la fucilazione di 42 persone (di cui 40 erano ebree) come uccisioni di rappresaglia durante gli anni 1943 e 1944;
  • la cattura, la tortura e la deportazione degli operai ferroviari di S.N.C.F. il 9 agosto 1944;
    la deportazione ad Auschwitz di 650 persone (50% ebrei, 50% partigiani);
  • la fucilazione di 70 prigionieri del carcere lionese di Montluc-à-Bron il 17 agosto 1944 ed il 20 agosto 1944, dei quali due erano sacerdoti;
  • l’arresto e la deportazione di 55 ebrei (52 erano bambini) da Izieu.

Nel pomeriggio del 4 luglio 1987 la Corte del Tribunale di Lione condannò Klaus Barbie all’ergastolo per i comprovati crimini contro l’umanità.

Morì quattro anni dopo, nel carcere di Lione, il 25 settembre 1991, per leucemia.

fonte: wikipedia

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J.D.

Amico o nemico è una caratteristica che difficilmente si capisce quando si fa parte di reparti particolari di vari eserciti, o ‘non’ eserciti, J.D. parla molto bene l’italiano, ma da che parte si schiererà è difficile capirlo. Simpatico e pratico, riuscirà sicuramente in un intento al quanto arduo, piacere a Borrini.

Enver Hoxha riferisce che Iosif Stalin considerava il Vaticano «un centro reazionario [e] molti preti cattolici e missionari del Vaticano sono delle spie matricolate di livello mondiale».

Andò molto vicino il dittatore sovietico, perché è stato scoperto che da quasi cinquecento anni, grazie a una rete composta da semplici sacerdoti, alti prelati e comuni laici, il Papa ha avuto a disposizione il servizio segreto più affidabile della storia.

Ovviamente la Santa Sede ha sempre negato l’esistenza di questa intelligence vaticana.

Il Sodalitium Pianum è una rete di controspionaggio, propaganda e disinformazione organizzata da monsignor Umberto Benigni dal 1909.

L’istituzione nasce per occuparsi della lotta contro il pericoloso modernismo.

Individuati i “modernisti” ecclesiastici, dai semplici sacerdoti ai cardinali, Benigni li denunciava al Sant’Uffizio.

La sede del Sodalitium si trovava fuori dal Vaticano, in via del Corso presso la “Casa san Pietro”.

Il Sodalitium Pianum è formalmente sciolto nel 1922 da papa Benedetto XV.

fonte: storiain.net

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